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Giu 28, 2016 Marco Schiaffino Hacking, News 0
Potrebbe esserci un gruppo di hacktivist dietro la vicenda delle firme online “illegali” che i funzionari del governo hanno annullato.
L’obiettivo era probabilmente quello di gonfiare i dati relativi alla petizione online che chiede al governo inglese di ripetere il referendum sull’uscita dall’Unione Europea (la cosiddetta Brexit) e che ha raccolto quasi 4 milioni di firme (il minimo sono 100.000) in una manciata di giorni.
Tra queste, però, ce ne sono alcune decisamente sospette. Dopo un’analisi degli indirizzi IP, gli analisti hanno rilevato che circa 39.000 firme, per esempio, appaiono arrivare dalla Città del Vaticano, che ha una popolazione di 1.100 abitanti.
Lo tsunami di firme è reale, ma qualche migliaio sono state dirottate probabilmente usando delle botnet.
Ben poco credibile anche l’idea che a firmare la petizione siano stati 23.000 sudditi di sua maestà in vacanza in Korea del Nord, mentre 300 delle sottoscrizioni contestate appaiono provenire addirittura dall’antartico.
L’ipotesi è che qualcuno abbia utilizzato delle botnet, senza preoccuparsi nemmeno di dirottare le connessioni in modo da farle apparire come provenienti dal territorio della Gran Bretagna.
Le 77.000 firme irregolari, in ogni caso, rappresentano una minima percentuale di quelle valide raccolte. La petizione, che chiede di introdurre un quorum minimo di votanti (il 75%) per la validità del referendum, punta in buona sostanza a far ripetere la votazione.
Il parlamento inglese discuterà l’ammissibilità della petizione al più presto, probabilmente nel corso della prossima settimana.
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