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Ago 27, 2016 Marco Schiaffino Mercato, News, Privacy, Prodotto, Scenario 0
Come da previsione, il matrimonio tra Whatsapp e Facebook ha portato all’inevitabile “comunione dei beni”. Solo che i beni, in questo caso, sono le informazioni riguardanti gli utenti del social network e del servizio di messaggeria.
Insomma: la temuta (e prevista) convergenza tra Whatsapp e Facebook si sta realizzando, e nel modo peggiore. Per garantirsi l’autorizzazione, infatti, l’app di messaggistica chiede l’autorizzazione a una “modifica delle condizioni di utilizzo” che la maggior parte degli utenti rischia di accettare troppo frettolosamente senza capirne le conseguenze.
Solo chi fa il fatidico tap sul link che porta alla visualizzazione dei termini di servizio (cosa che non fa quasi nessuno) può scoprire che l’accettazione comporta il consenso a fornire informazioni riguardanti l’utilizzo di Whatsapp per combinarli con quelli del social network creato da Mark Zuckerberg.
Ma di quali dati si tratta? Vista la recente introduzione del sistema di crittografia “end to end”, che non consente all’azienda di leggere i messaggi scambiati dagli utenti, è escluso che le informazioni possano riguardare il contenuto delle comunicazioni. E questa è una buona notizia.
La cattiva notizia è che il semplice abbinamento tra l’account di Whatsapp (e quindi del numero di telefono) con l’account di Facebook crea una serie di relazioni che permettono di mappare con un’efficacia spaventosa la rete di comunicazione che abbiamo.
Come insegna la vicenda delle intercettazioni da parte dei servizi segreti USA, i metadati (in pratica il registro delle chiamate tra gli utenti) sono più che sufficienti per capire quali siano gli interessi e le relazioni e le “appartenenze” delle persone.
S
Incrociando le relazioni tra social network e servizio di messaggistica si ottiene un quadro completo di tutte le nostre relazioni.
tando a quanto riportato nel post con cui Whatsapp ha annunciato la modifica delle condizioni di utilizzo, a essere coinvolte sono proprio le relazioni tra gli utenti.
Nel blog si spiega che “collegando il tuo numero di telefono con i sistemi di Facebook, Facebook potrà offrirti migliori suggerimenti di amici e mostrarti inserzioni più pertinenti se disponi di un account Facebook. Ad esempio, potrai vedere l’annuncio di una società con cui già lavori, piuttosto che l’inserzione di una società di cui non hai mai sentito parlare”.
Certo, per Zuckerberg e soci è un bel vantaggio. Non tutti gli utenti, però, potrebbero gradire il fatto che le due aziende incrocino i loro dati per monitorare tutte i loro rapporti lavorativi e di amicizia.
Per fortuna, l’opzione che consente di negare l’autorizzazione all’uso dei dati può essere attivata anche dopo aver accettato le nuove condizioni di utilizzo.
Per farlo basta accedere alla sezione dedicata alla sezione Account all’interno delle impostazioni e disattivare la voce “Condividi info account”. In fretta, però: secondo il comunicato di Whatsapp, gli utenti hanno solo 30 giorni per farlo.
L’opzione per l’opt out è nelle impostazioni, ma solo per 30 giorni.
Non illudiamoci però che questa azione impedisca al servizio di collezionare i nostri dati. Nella pagina Web dedicata alle FAQ, viene spiegato che negando l’autorizzazione i dati non verranno utilizzati per le inserzioni e i prodotti di Facebook. Ma le informazioni verranno comunque registrate.
Il sito specifica infatti che “Facebook e il gruppo di aziende di Facebook continuerà a ricevere e utilizzare queste informazioni per altri scopi, come il miglioramento dei sistemi infrastrutturali e di consegna, comprendere come i nostri o i loro servizi vengono utilizzati, assicurare i sistemi, la lotta contro le attività di spam, abusi, o violazioni”.
Quei dati, quindi, vengono registrati comunque. Del fatto che non vengano usati per scopi commerciali, possiamo solo fidarci sulla parola. E poi qualcuno si stupisce del successo di Telegram…
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