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Set 07, 2016 Marco Schiaffino News, Privacy, Tecnologia, Vulnerabilità 3
La preoccupazione per l’impatto che la cosiddetta “Internet of Things” ha sul piano della sicurezza cresce proporzionalmente all’aumento di dispositivi connessi alla Rete. L’ultimo allarme arriva da SEC Consult, che mette il dito nella piaga delle comunicazioni “sicure”.
Nell’occhio del ciclone ci sono router, videocamere IP, dispositivi industriali e decine di altre tipologie di device che sono connessi a Internet ma utilizzano, per le comunicazioni tramite HTTPS e Secure Shell (SSH) certificati digitali e chiavi crittografiche private uguali per ogni esemplare.
I ricercatori di SEC Consult hanno individuato casi, come quello di Broadcom, in cui i dispositivi collegati a Internet che usano la stessa chiave privata sono più di 500.000.
Le conseguenze, sotto il profilo della sicurezza, sono devastanti: in condizioni simili infatti chiunque può decrittare le comunicazioni da e verso questi dispositivi, o portare con facilità un attacco Man in the Middle.
La ricerca della società di consulenza è il “secondo capitolo” di uno studio effettuato lo scorso novembre. La società aveva analizzato più di 4.000 prodotti di 70 aziende diverse, individuando 600 chiavi crittografiche utilizzate in tutti i dispositivi. La notizia, però, è che la situazione è peggiorata.
Alla fine del 2015, SEC Consult aveva individuato 3,2 milioni di dispositivi che utilizzavano chiavi private condivise, ovvero ben poco “private”. Il loro numero, oggi, secondo SEC sarebbe già salito a 4,5 milioni.
Ora certificati e chiavi (associati ai prodotti) sono di dominio pubblico.
In seguito a questa ricerca, SEC Consult ha pubblicato su GitHub un elenco completo dei certificati e delle chiavi private individuate (331 i primi, 533 le seconde) affidandosi alla speranza che, una volta scoppiato il bubbone, i produttori si attivino per risolvere il problema.
Quello che è certo è che la soluzione passa necessariamente per un radicale cambio di filosofia nella gestione. Il tentativo di metterci una pezza attraverso gli aggiornamenti, infatti, ha già mostrato tutti i suoi limiti.
Anche quando gli update sono disponibili è molto difficile che gli utenti si preoccupino di aggiornare il firmware di dispositivi di cui spesso ci si dimentica persino l’esistenza.
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3 thoughts on “Troppe chiavi crittografiche condivise: IoT è un colabrodo”