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Feb 13, 2017 Marco Schiaffino Malware, Minacce, News, RSS, Trojan 0
Il 2016 è stato l’anno record per gli attacchi DDoS e, senza dubbio, a contribuire alla crescita esponenziale di questi attacchi è stato Mirai, il worm che prende di mira i dispositivi della Internet of Things (IoT) e che li trasforma in “zombie” che i pirati usano per attaccare siti Internet e infrastrutture.
Ora i ricercatori della società di sicurezza russa Dr.Web lanciano un nuovo allarme: sarebbe infatti in circolazione un nuovo trojan che sfrutta i computer con sistema Windows per propagare Mirai ancora più velocemente.
Stando alla ricostruzione fatta da Dr.Web, Trojan.Mirai.1 agisce in maniera piuttosto lineare: una volta installato su un PC, si collega a un server Command and Control per scaricare una lista di indirizzi IP predefinita.
Avvia poi una scansione dei dispositivi associati agli indirizzi per capire di che tipo di dispositivi si tratti, testando diverse porte:
22 – SSH
23 – Telnet
135 – DCE/RPC
445 – Active Directory
1433 – MSSQL
3306 – MySQL
3389 – RDP
La versatilità di Trojan.Mirai.1 gli permette di colpire sia i dispositivi IoT, sia i PC WIndows.
Nel caso in cui il dispositivo raggiunto sia basato su sistema Linux (normalmente usato dai dispositivi IoT) il trojan cerca di accedere al sistema di controllo utilizzando le credenziali predefinite utilizzate normalmente da Mirai.
I dispositivi individuati e compromessi in questo modo vengono poi “arruolati” nelle botnet utilizzate per portare gli attacchi DDoS.
Se invece il dispositivo è un PC Windows, cerca di infettarlo per trasformarlo in un nuovo nodo della rete di scansione.
L’accesso alle porte 1433 e 3306 (relative a MSSQL e MySQL) viene invece utilizzato per creare un nuovo utente con privilegi di amministratore che i pirati, presumibilmente, utilizzano per sottrarre informazioni dai database.
Se, infine, il trojan rileva la presenza di una porta aperta relativa al protocollo RDP (Remote Desktop Protocol), si mette in stand-by. Secondo i ricercatori l’opzione è stata prevista per consentire un accesso manuale al controllo in remoto.
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