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Set 18, 2017 Marco Schiaffino Attacchi, In evidenza, Intrusione, Leaks, News, RSS 0
Prima di mandare a quel paese un hacker che sostiene di averti bucato i sistemi, è meglio verificare che non sia vero. In caso contrario, il risultato può essere un disastro. È quello che è successo a Vevo, il sito online che offre video musicali di etichette come Sony e Universal.
Vevo è rimasto vittima di un attacco da parte di OurMine, un gruppo hacker (ma la definizione in questo caso è un po’ fuorviante) ben conosciuto nel settore della sicurezza informatica e protagonista, in passato, di alcuni attacchi clamorosi.
Stando a quanto riportato da Gizmodo, che ha pubblicato per primo la notizia, OurMine avrebbe fatto breccia nei sistemi di Vevo attraverso un’email di phishing su Linkedin e sempre sul social network avrebbe contattato i responsabili del sito rivendicando l’azione e “tranquillizzando” le vittime sul fatto di non avere intenzione di divulgare il materiale ottenuto.
Dalle parti di Vevo, però, hanno reagito in maniera piuttosto scomposta, mandando in buona sostanza “a quel paese” gli hacker senza troppi complimenti.
Quella dell’impiegato di Vevo è stata la classica reazione d’impulso a cui si cede troppo spesso su forum e messenger. Questa volta, però, un paio di respiri profondi avrebbero evitato qualche grattacapo al sito.
Pessima mossa: indispettiti dai toni usati, gli OurMine hanno immediatamente tradito i buoni propositi e hanno pubblicato su Internet i 3.12 terabyte di dati rubati dai sistemi, tra cui molto materiale di scarso interesse ma anche qualche file decisamente “sensibile”.
I documenti, però, sono poi stati rimossi e, a quanto si legge sulla pagina Web del sito di OurMine, la rimozione sarebbe dovuta semplicemente a una richiesta di Vevo.
I file sottratti non sono rimasti online per molto. Alla prima richiesta da parte del sito, gli OurMine li hanno rimossi. Non ci voleva molto…
Il gruppo OurMine, d’altra parte, non era mai arrivato al “leak” in nessuna delle sue imprese. Come ci è capitato di spiegare anche in passato, il gruppo utilizza le intrusioni come una sorta di (discutibile) strumento di marketing per promuoversi in qualità di consulenti per la sicurezza informatica.
Di solito si limitano infatti a operazioni di defacement o di violazione di account social di personaggi di primo piano (il trofeo più pregiato è stato Mark Zuckerberg) senza però provocare troppi danni. In questo caso, però, la reazione stizzita da parte di Vevo ha portato a una vera escalation. Chissà se l’impiegato che ha innescato il tutto avrà imparato la lezione
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