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Lug 05, 2019 Marco Schiaffino Gestione dati, In evidenza, News, Privacy, RSS, Scenario 0
Il difficile rapporto tra tutela della privacy dei minori e Internet vive un nuovo capitolo che conferma (ancora una volta) la presenza di un problema cui si stenta a trovare una soluzione.
Protagonista è TikTok, l’applicazione social che spopola tra i ragazzini e che consente di registrare e condividere filmati in cui i protagonisti si esibiscono in performance musicali e non solo.
L’azienda cinese sarebbe finita nel mirino delle agenzie governative britanniche, che stanno valutando la possibilità di sanzionare TikTok per violazione della normativa in tema di protezione dei dati (GDPR) relativa ai contenuti pubblicati dai minori di 13 anni.
La normativa europea, infatti, prevede che qualsiasi trattamento dei dati di utenti minorenni (l’età può essere definita da ogni singolo stato) debba essere autorizzata dai genitori.
Una previsione di difficile applicazione pratica e piuttosto facile da aggirare, per esempio mentendo sull’età o fornendo un indirizzo email del presunto genitore che lo stesso minore gestisce.
Nel caso di TikTok, l’azienda ha cercato di tutelarsi da eventuali problemi inserendo nelle condizioni di utilizzo il divieto di iscrizione ai minori di 13 anni. Lo stratagemma, però, non sembra aver funzionato.
TikTok, infatti, è stata recentemente sanzionata negli Stati Uniti (dove il Children’s Online Privacy Protecion Act prevede un sistema simile al GDPR) con una multa di 5,7 milioni di dollari per non aver vigilato sul rispetto delle condizioni. All’azienda, nel dettaglio, è stato contestato il fatto di non aver bloccato contenuti condivisi da utenti che avevano palesemente un’età inferiore ai 13 anni.
La procedura avviata nel Regno Unito, però, rischia di essere ancora più pesante. Il mancato rispetto del GDPR, infatti, può portare a una sanzione pari al 4% del fatturato mondiale dell’azienda multata. Per TikTok si parlerebbe di 20 milioni di euro di multa.
Le preoccupazioni delle autorità, soprattutto, si concentrano sulla possibilità che i minori iscritti al servizio possano essere contattati direttamente da adulti che potrebbero approfittare dell’ingenuità dei ragazzi per circuirli allo scopo di indurli a condividere con loro informazioni personali o contenuti sessualmente espliciti.
Un fenomeno tristemente noto, che negli ultimi tempi sta però vivendo preoccupanti evoluzioni. Secondo l’FBI, per esempio, negli Stati Uniti si stanno moltiplicando i casi di estorsioni ai danni di minori che in un primo momento vengono convinti a condividere video o immagini compromettenti e poi vengono ricattati con la minaccia di renderli pubblici.
Insomma: oltre ai “normali” predatori sessuali, alla lista delle minacce si stanno aggiungendo criminali senza scrupoli, che approfittano della vulnerabilità dei minori per ottenere guadagni illeciti. Allo schifo non c’è mai fine.
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