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Set 18, 2019 Marco Schiaffino In evidenza, Leaks, News, Privacy, RSS, Vulnerabilità 0
Niente da fare: il vizietto di “perdere” dati sensibili su Internet sembra davvero difficile da cancellare. A dimostrare quanto il fenomeno sia ampio, in queste ore ci pensano due casi clamorosi riportati da numerosi esperti di sicurezza.
Il primo riguarda Lion Air, la più grande compagnia aerea privata indonesiana che avrebbe “perso” i dati personali di decine di milioni di passeggeri.
Stando a quanto riporta un ricercatore che su Twitter si fa chiamare Under The Breach, i dati sarebbero contenuti in due database collegati a Lion Air che circolano da almeno un mese nei forum specializzati nella compravendita di dati.
I due archivi sembrano provenire da Malindo Air e Thai Lion Air (entrambe di proprietà di Lion Air) e, secondo le prime ricostruzioni, potrebbero provenire (tanto per cambiare) da un Bucket AWS che sarebbe stato lasciato online senza alcuna protezione e di cui si è avuta notizia già ad agosto.
Non è chiaro, invece, quale tipo di informazioni siano contenuti nei database. Probabile però che ci siano dati sufficienti a consentire ai pirati informatici di sfruttarli per attacchi di phishing o truffe online.
Il secondo episodio riguarda invece il settore medico e, in particolare, alcuni server che contengono i dati sanitari di circa 24 milioni di persone.
A lanciare l’allarme è stata la società di sicurezza Greenbone, che nel suo report spiega che i dati sensibili sono ospitati su dei server PACS (Picture Archiving and Communication Systems), una tipologia di server utilizzata per memorizzare immagini ottenute attraverso analisi mediche come radiografie, risonanze magnetiche e simili.
Molti di questi, però, non hanno alcuna forma di protezione e vi si può accedere senza che sia necessario inserire delle credenziali.
I ricercatori ne hanno fatto un censimento e ne hanno individuati numerosi nel Regno Unito, negli USA, Canada, Germania, Francia, Giappone, Russia e Svizzera.
Al loro interno ci sono circa 700 milioni di immagini organizzate in 24 milioni di record, che potrebbero contenere anche informazioni sensibili come i nomi dei pazienti, il numero di previdenza sociale (per quanto riguarda gli Stati Uniti), date ed esiti degli esami, nomi di medici e tecnici di laboratorio.
Usiamo il condizionale perché i ricercatori di Greenbone specificano di non aver scaricato il contenuto del server ma di essersi limitati a eseguire il conteggio dei file visibili. I prossimi che dovessero individuare i server in questione (o chi li ha già individuati) potrebbero però essere meno corretti.
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