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Set 28, 2020 Marco Schiaffino In evidenza, News, RSS, Vulnerabilità 0
Una brutta falla di sicurezza nei dispositivi FortiGate VPN di Fortinet mette a rischio la sicurezza di migliaia di reti aziendali, esposte alla possibilità di subire attacchi Man in The Middle.
Il bug, individuato dal SAM IoT Security Lab, riguarda tutti i dispositivi che sono stati installati utilizzando le impostazioni predefinite e coinvolge il sistema di autenticazione a livello di VPN.
Come si legge nel report pubblicato dalla società di sicurezza, il problema si annida nel sistema di verifica dei certificati digitali utilizzato per la connessione. Il client VPN, infatti, controlla la validità del certificato e altri parametri, ma non la corrispondenza tra il nome del server a cui si collega e quello inserito nel certificato.
Questo significa che il collegamento viene stabilito anche se il certificato proviene da un altro dispositivo Fortinet o da un ente certificatore considerato affidabile.
Insomma: secondo i ricercatori di SAM per i pirati informatici sarebbe possibile indurre un utente a collegarsi a un server da loro controllato e decrittare il contenuto del traffico. Non solo: da questo è possibile estrarre le credenziali dell’utente e l’OPT, ottenendo di conseguenza l’accesso alla VPN.
Se l’assenza di verifiche complete per i ricercatori è una grave vulnerabilità, dalle parti di Fortinet però non la considerano tale. L’azienda ritiene infatti che il certificato predefinito può essere cambiato facilmente e, di conseguenza, non si tratti di una falla di sicurezza.
Tutto vero, ma come fanno notare gli analisti di SAM questo ragionamento si può applicare alle aziende di grandi dimensioni, che hanno competenze e risorse in grado di verificare l’efficacia delle impostazioni e correggerle.
Soggetti di dimensioni più piccole, come studi professionali e piccole-medie imprese, rischiano invece di rimanere esposti ad attacchi di questo genere. Quante sono? Non poche: da una ricerca su Shodan emergono circa 230.000 FortiGate VPN esposti su Internet. Di questi, l’88% sarebbero vulnerabili all’attacco.
A rischiare, presumibilmente, sono proprio tutte quelle aziende medio-piccole che si sono dotate di strumenti per il lavoro in remoto negli ultimi mesi e che difficilmente saranno in grado di individuare il problema e, tantomeno, risolverlo.
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