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Ott 24, 2023 Marina Londei Approfondimenti, Minacce, RSS 0
Il 98% delle aziende italiane ha subito una violazione informatica nell’ultimo anno, e in 2 casi su 3 i danni sono stati di entità grave o estremamente grave. A dirlo è l’ultimo report di Deloitte “Future of Cyber: una visione cyber-first per la sicurezza e la creazione di valore – Il punto di vista delle aziende italiane”.
Dei dirigenti italiani intervistati, il 52% ha sottolineato che gli attacchi informatici incidono sulle aziende soprattutto da un punto di vista normativo. A seguire, le imprese temono il rischio della perdita di reputazione (44%), con possibile perdita di fiducia da parte della clientela anche nella tech integrity dell’azienda (46%). Il 42% degli intervistati segnala le conseguenze strategiche e operative, come minori budget e interruzioni di operation, mentre il 40% teme la perdita di fatturato. Infine, il 36% dei dirigenti vede tra le principali conseguenze degli attacchi anche la riduzione di valore del mercato dell’azienda.
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Le imprese sono diventate più consapevoli dei rischi informatici e la cybersecurity sta assumendo un ruolo sempre più importante per il business. Le strategie di investimento riflettono questo trend: i due terzi degli intervistati prevedono di aumentare gli investimenti in cybersecurity, una percentuale più alta della media globale del 55%.
Le soluzioni tecnologiche più prioritarie sono il cloud computing, per più del 50% degli intervistati, l’intelligenza artificiale (38%), l’IoT (38%) e la data analytics (38%).
Stando alle dichiarazioni degli intervistati, i temi della cybersecurity vengono discussi regolarmente dal Consiglio di Amministrazione (CdA), con cadenza settimanale (36%), mensile (30%) e trimestrale (24%). La board amministrativa si dice più coinvolta nel tema e riceve aggiornamenti regolari in termini di sicurezza informatica.
Le imprese hanno anche intenzione di rivedere la composizione del CdA per inserire figure specializzate in ambito cyber: 8 aziende su 10 puntano a inserire nel Consiglio professionisti con conoscenze tecnico-specialistiche in grado di comprendere l’impatto delle minacce sul business.
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Seguire una strategia ben definita di cybersecurity permette alle aziende non solo di accrescere i ricavi (78%), ma anche e soprattutto di migliorare la reputazione del brand (92%), di aumentare la fiducia da parte dei clienti (92%) e di costruire un modello di business resiliente (82%) e agile (80%).
L’approccio “cyber-first” implica che la sicurezza venga integrata in ogni aspetto operativo e del business; ciò consente di migliorare anche i processi interni e la gestione delle priorità per il risk management (94%) e per la trasformazione digitale (88%).
“Per vincere la sfida della cybersecurity, è cruciale sviluppare una visione “cyber-first” che permei l’organizzazione e tutte le attività aziendali: dallo sviluppo della strategia alla pianificazione, dall’avvio di nuove iniziative di trasformazione digitale alla progettazione di nuovi prodotti e servizi, dal coinvolgimento di terze parti nel proprio ecosistema alla gestione dei talenti” ha affermato Matthew Holt, Cyber Strategy and Transformation Leader di Deloitte.
Credits: Jirsak- Depositphotos
Seguire questo approccio non significa soltanto investire su nuove tecnologie ma, sottolinea Holt, “si tratta di una vera e propria trasformazione aziendale e culturale”.
Per essere efficace, la strategia cyber-first richiede una pianificazione strategica puntuale. Le aziende italiane hanno cominciato a definire piani olistici per proteggersi dalle minacce informatiche (94%) e a implementare piani operativi specifici per la gestione del rischio del trattamento di dati sensibili (96%). La pianificazione non si limita all’impresa, ma coinvolge anche la rete di fornitori e partner: il 92% delle aziende italiane ha all’attivo piani per monitorare l’assetto di sicurezza dei propri stakeholder.
Il mondo della cybersecurity è uno di quelli che soffre di più per la carenza di talenti sul mercato. Per sopperire a questa mancanza, il 92% degli intervistati ha affermato di aver implementato dei piani di training per i dipendenti. I corsi di formazione non servono solo per coltivare le competenze interne, ma anche per attirare nuovi talenti e trattenerli nell’ecosistema aziendale.
Affinché il training sia davvero efficace, i programmi devono essere erogati in modo continuativo e differenziati in base alle aspirazioni e alle esigenze del singolo dipendente.
“È opportuno che le aziende abbiano ben chiari quali sono i ruoli e le competenze più rilevanti in grado di garantire una consistente riduzione del complessivo rischio cyber a cui è esposta” ha concluso Holt.
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