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Set 24, 2018 Marco Schiaffino In evidenza, News, RSS, Scenario, Tecnologia, Vulnerabilità 0
Anche nel mondo della sicurezza informatica ogni tanto sarebbe utile prevedere una rubrica del tipo “Com’è andata a finire?” sullo stile di quanto facevano i colleghi di Report qualche tempo fa.
Nel caso di BlueBorne, l’attacco che sfrutta 8 vulnerabilità nel protocollo Bluetooth e di cui abbiamo parlato su Security Info poco più di un anno fa, le cose non sono andate proprio benissimo.
A spiegarlo sono i ricercatori di Armis Security, gli stessi che 12 mesi fa lanciarono l’allarme su BlueBorne. In un post sul blog della società di sicurezza, spiegano che a distanza di un anno ci sono ancora in circolazione la bellezza di 2 miliardi di dispositivi vulnerabili all’attacco.
Si tratta, principalmente, di due diverse categorie di device. La prima comprende tutti quei dispositivi un po’ “datati” per i quali i produttori non hanno ritenuto di rilasciare aggiornamenti. La seconda comprende invece tutti i dispositivi che gli utenti non hanno aggiornato.
Nel dettaglio, secondo l’analisi di Armis Security ci sarebbero 768 milioni di device con sistemi Linux, 734 milioni con Android 5 (Lollipop) o precedenti, 261 milioni con Android 6 (Marshmallow) o precedenti, 200 milioni con sistemi Microsoft e 50 milioni con sistema iOS 9.3.5 o precedente.
Insomma: un vero esercito di dispositivi a rischio attacco sono ancora in circolazione. Ma di chi è la colpa? Secondo Ben Seri, autore del post, uno dei problemi è legato alle modalità di gestione degli aggiornamenti.
In una sorta di timeline, risulta infatti che le patch per molti modelli Android (negli USA spesso gestite da operatori telefonici) sono state inviate in modalità “push” anche 4 mesi dopo la scoperta della vulnerabilità.
Non solo: nel caso di iOS, per esempio, tutti i dispositivi che hanno una versione del sistema operativo precedente alla 10 rimarranno vulnerabili all’attacco.
Per quanto riguarda i dispositivi con sistemi Linux, spesso utilizzati in ambito industriale o comunque produttivo, esistono infine delle difficoltà oggettive nell’installazione degli aggiornamenti che si faticano ancora a superare.
Nel frattempo, fa notare Seri, sono spuntate altre vulnerabilità del protocollo Bluetooth (CVE-2017-13160, CVE-2017-13255, CVE-2017-13256, CVE-2017-13272, CVE-2017-13266) che possono colpire i sistemi Android versione 7 e precedenti.
Un quadro piuttosto sconsolante, con l’unica (debole) attenuante che riguarda una modalità di connessione “di prossimità” poco utile per attacchi massicci. Se si parla di attacchi mirati, però, siamo di fronte a una vera potenziale voragine di sicurezza.
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